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Coppa d’Oro della Maga Circe, focus sull’itinerario che toccherà il Circeo e anche la Grotta Guattari

Circeo Grotta Guattari Coppa d'Oro della Maga Circe

LATINA – Prosegue il percorso di avvicinamento all’edizione 2026 della Coppa d’Oro della Maga Circe, in programma dal 24 al 26 aprile. La manifestazione, organizzata dal Clas, il Circolo Latina Automoto Storiche, presieduto da Enrico D’Antrassi, porterà sulle strade della provincia di Latina numerosi equipaggi su vetture sportive costruite entro il 1965, attraversando alcune delle località più rappresentative del territorio, tra Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina, Bassiano, Pontinia e Latina.

Accanto all’aspetto sportivo, la Coppa d’Oro continua a distinguersi per la costruzione di un itinerario che è anche racconto del territorio. Un percorso pensato non solo per guidare, ma anche per essere attraversato e scoperto, curva dopo curva permettendo ai partecipanti di conoscere un territorio ricco di angoli da scoprire.

Il passaggio al Circeo e la Grotta Guattari

Tra i passaggi più significativi dell’edizione 2026 ci sarà la visita alla Grotta Guattari, uno dei siti archeologici più importanti d’Europa per la presenza dell’uomo di Neanderthal. Il percorso toccherà poi le Fonti di Lucullo e il Monumento Naturale Campo Soriano, tra gli scenari naturalistici più iconici del territorio pontino.

Il passaggio nell’entroterra porterà quindi gli equipaggi all’Abbazia di Valvisciolo, complesso cistercense tra i meglio conservati del Lazio, prima della visita al Museo di Piana delle Orme, punto di riferimento culturale per la storia del Novecento. Non mancheranno infine i passaggi nei luoghi simbolo della manifestazione: il centro storico razionalista di Sabaudia e il borgo medievale di San Felice Circeo, che nella giornata di domenica farà da cornice anche all’esposizione delle vetture.

Un itinerario costruito con attenzione, che rappresenta uno degli elementi più importanti della Coppa d’Oro della Maga Circe: un percorso capace di mettere in relazione luoghi, storia e paesaggio, offrendo agli equipaggi un’esperienza completa e al territorio una vetrina di grande qualità.

Grotta Guattari e uomo di Neanderthal

Grotta Guattari e uomo di Neanderthal, scopriamola insieme…

La grotta Guattari è un sito preistorico situato nel Lazio. Si apre a un centinaio di metri dalla costa del mar Tirreno, sul fianco orientale del promontorio del Circeo, a San Felice Circeo.

Grotta Guattari - Reperti Neanderthal
Grotta Guattari, il calco del cranio Guattari 1

Storia del ritrovamento

La scoperta del sito, della quale ci restano le testimonianze del prof. Alberto Carlo Blanc e di Alessandro Guattari, avvenne per caso il 24 febbraio 1939 quando alcuni lavoratori furono incaricati di estrarre alcune pietre da Guattari, un proprietario terriero della zona; un’antica frana aveva infatti bloccato l’ingresso della grotta.

In fondo alla grotta, in un antro terminale poi denominato “Antro dell’Uomo”, assieme a quello che fu interpretato come un approssimativo cerchio di pietre, il proprietario scoprì un cranio, Guattari 1, evolutivamente attribuibile a Homo neanderthalensis, ben conservato, mentre in superficie furono ritrovate due mandibole, conosciute come Guattari 2 e Guattari 3.

I nuovi scavi (2019-2021):
Un nuovo ritrovamento, questa volta di ossa di 9 individui sempre neandertaliani, è stato reso noto nel 2021. I reperti portano così a 11 il numero complessivo di individui presenti nel sito. Oltre ai resti umani, gli scavi hanno portato alla luce numerosi reperti ossei animali, tra i quali elefanti, rinoceronti e cervidi.

Studi e interpretazioni

I primi studi sul cranio vennero effettuati dal prof. Blanc, il quale ipotizzò un rituale di cannibalismo: l’allargamento del forame occipitale sarebbe servito per estrarre il cervello a scopo rituale.

Tuttavia, nel 1989, questa tesi venne smentita: i segni trovati sul cranio non erano di utensili umani, ma di denti di iena. La grotta, circa 50.000 anni fa, divenne la tana di iene che trasportarono i resti umani per nutrirsi. Questa scoperta ha trasformato la visione del sito da luogo di culto a preziosa testimonianza ambientale.

Cronologia del sito

  • 100.000 – 80.000 anni fa: La cavità è completamente invasa dal mare.
  • 75.000 anni fa: Il mare regredisce; la grotta viene occupata dall’Homo neanderthalensis.
  • 55.000 anni fa: La presenza umana si riduce a causa di una parziale frana dell’ingresso.
  • 50.000 anni fa: La grotta diventa tana di iene. Una successiva frana ostruisce completamente l’ingresso, sigillandola fino al 1939.

Oggi i reperti fossili neandertaliani sono conservati presso il Museo Pigorini (cranio) e il Servizio di Antropologia S.A. B.A.P.-LAZ (le due mandibole).

Fonte Wikipedia
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