Le telecronache sudamericane trasmesse da Tele Monte Carlo erano una delle passioni del giovane Giuseppe Baratta. Quei «gol» interminabili, capaci di trasformare una rete in un momento di spettacolo, gli erano rimasti in testa. All’Inge Kallen di Latina quell’influenza comincia a farsi sentire al microfono, con un linguaggio personale che prende forma nel corso degli anni.
La conoscenza diretta dei giocatori è un vantaggio. Baratta sa chi ha davanti, ne conosce il carattere e comincia a inventare soprannomi, a scherzare con i protagonisti e a commentare alcuni episodi del gioco. All’inizio non tutto riesce come vorrebbe: qualche battuta suscita risate, altre trovano meno risposta. Ma il pubblico, vicino al terreno di gioco, restituisce un riscontro immediato.
La musica diventa l’altro ingrediente. Non deve coprire il campo né rubare la scena ai calciatori: serve a dare ritmo ai momenti giusti. Un brano all’ingresso, un intervento breve, poi il silenzio quando è il gioco a dover parlare.
È una lezione che Baratta porterà con sé anche negli eventi sportivi professionistici: lo speaker accompagna quello che accade, non ne diventa il protagonista. L’Inge Kallen permette di impararlo attraverso decine di serate e un contatto continuo con le persone.
Per il quadro generale dell’esperienza, leggi Giuseppe Baratta e i quattordici anni all’Inge Kallen.
Archivio storico Giuseppe Baratta.











