Nei primi anni Duemila, la redazione di Latina del Messaggero era per Giuseppe Baratta un luogo vivace e stimolante. Aveva iniziato a frequentarla il 12 settembre 2001, accompagnato da Gaetano Coppola e Vittorio Buongiorno, e presto quel mondo sarebbe diventato parte della sua quotidianità professionale.
Gaetano Coppola, responsabile della redazione pontina, condivideva la stanza con Aldo Cepparulo, che coordinava le pagine sportive e scriveva anche di cronaca. In un’altra stanza lavoravano Pier Giacomo Sottoriva, Vittorio Buongiorno e Monica Forlivesi. La composizione della redazione cambiò nel tempo: dopo la partenza di Sottoriva arrivarono altri colleghi e, negli anni, anche Marco Cusumano.
Baratta ricorda un clima piacevole, divertente, per lui elettrizzante. La redazione non era soltanto il luogo in cui consegnare un testo: era un ambiente nel quale osservare il lavoro dei professionisti, confrontarsi e capire come nasceva ogni giorno il giornale.
A casa aveva acquistato un computer portatile con cui scriveva gli articoli. Quando la trasmissione via Internet non era ancora una pratica consolidata, salvava i testi in formato TXT su un floppy disk, saliva sul motorino e raggiungeva la redazione per consegnare fisicamente il dischetto ad Aldo Cepparulo.
Era Cepparulo a inserire e impaginare il testo, praticamente sempre. Qualche volta invitava il giovane collaboratore a fermarsi e a osservare come il pezzo prendeva forma nella pagina: non vere e proprie lezioni tecniche, ma occasioni per comprendere il rapporto tra il testo scritto e la sua presentazione sul quotidiano.
Con il passare del tempo il floppy lasciò spazio all’invio degli articoli per email. Più avanti arrivò anche la possibilità di inserire direttamente i testi attraverso un sistema editoriale simile a un CMS. La tecnologia cambiava, mentre restavano centrali la cura delle notizie, le verifiche e il rapporto con la redazione.
Il ricordo del motorino e dei floppy disk restituisce una stagione di transizione del giornalismo: dal trasporto materiale dei testi ai primi strumenti digitali, vissuta da Baratta mentre imparava il mestiere sul campo.
Archivio storico Giuseppe Baratta.











