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Il Messaggero, 12 settembre 2001: il primo giorno di Giuseppe Baratta e la lezione di Aldo Cepparulo

Copertina dell'archivio storico di Giuseppe Baratta, collage con ritratto, pubblico sportivo, Macintosh d'epoca, iPhone, giornale e microfono

LATINA – Il 12 settembre 2001, mentre il mondo era ancora sconvolto dagli attentati alle Torri Gemelle, Giuseppe Baratta entrava per la prima volta nella redazione di Latina del quotidiano Il Messaggero. Aveva 22 anni, alle spalle le prime esperienze giornalistiche con il settimanale Anteprima Sport e un percorso professionale che stava per compiere un salto importante.

Nel luglio dello stesso anno era arrivata l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti. Due mesi dopo, grazie a Gaetano Coppola, responsabile della redazione pontina del Messaggero, si apriva una nuova opportunità.

Quella mattina del 12 settembre, Baratta ricorda gli articoli sugli attentati dell’11 settembre appoggiati sui tavoli della redazione. Le notizie dell’attacco alle Torri Gemelle erano ancora al centro del lavoro giornalistico: un’immagine rimasta impressa nella memoria del giovane collaboratore, in un giorno importante anche per la sua storia personale.

All’epoca conosceva soprattutto Gaetano Coppola, incontrato seguendo la pallavolo di alto livello a Latina, e aveva già avuto modo di conoscere Vittorio Buongiorno. I colleghi della redazione lo accolsero con curiosità, interessati a conoscere il giovane giornalista proveniente da Anteprima Sport.

Furono proprio Coppola e Buongiorno ad accompagnarlo nella stanza di Aldo Cepparulo, il redattore responsabile delle pagine sportive. Un incontro destinato a lasciare un segno profondo.

Cepparulo lo invitò a sedersi e gli rivolse un avvertimento che Baratta avrebbe ricordato per i successivi venticinque anni: «Siediti qui. Sappi che questi articoli che scriverai usciranno sul giornale cartaceo, che non si può correggere una volta uscito in edicola. Se tu sbagli qualcosa, la gente leggerà una tua stronzata».

Era una lezione di giornalismo concentrata in poche parole. Nel 2001, una volta stampato e distribuito nelle edicole, un articolo non poteva essere modificato. Un nome sbagliato, un risultato inesatto o una notizia non sufficientemente verificata sarebbero rimasti sulla carta, sotto gli occhi dei lettori.

Quell’avvertimento diventò uno degli insegnamenti più importanti della formazione professionale di Baratta: controllare le fonti, verificare ogni informazione, rileggere attentamente e assumersi la responsabilità di ciò che si scrive.

Il rapporto professionale con Aldo Cepparulo proseguì per molti anni, fino al pensionamento del redattore sportivo. Cepparulo seguiva il lavoro dei collaboratori, correggeva gli articoli, interveniva sugli errori e trasmetteva un metodo di lavoro rigoroso. Per Baratta fu una vera scuola di giornalismo.

Accanto a Cepparulo, nella redazione pontina del Messaggero, Baratta ebbe modo di conoscere e lavorare con altri giornalisti, tra cui Monica Forlivesi, Giovanni Del Giaccio e Marco Cusumano. Una redazione fatta di persone, caratteri ed esperienze differenti, nella quale il confronto quotidiano diventava parte integrante dell’apprendimento.

Il 12 settembre 2026 Giuseppe Baratta ha raggiunto il traguardo dei venticinque anni dalla prima giornata trascorsa nella redazione del Messaggero. Un anniversario che riporta alla memoria quella mattina del 2001, Gaetano Coppola, Vittorio Buongiorno e soprattutto Aldo Cepparulo.

La frase pronunciata dal redattore sportivo continua a rappresentare un principio fondamentale: un giornalista è responsabile di ogni parola che firma. Dalla prima esperienza con Agora INForma al settimanale Anteprima Sport, fino all’ingresso nella redazione del quotidiano, il percorso professionale aveva trovato una nuova direzione.

Archivio storico Giuseppe Baratta.

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