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Latina Oggi, Baratta la voce fatta in casa tra sport e grandi eventi

Latina Oggi, Baratta la voce fatta in casa tra sport e grandi eventi

Latina Oggi 5 ottobre 2026 Giuseppe Baratta
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Latina Oggi 5 ottobre 2026 Giuseppe Baratta
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Il ritratto dello speaker pontino, alla ribalta nazionale dopo una gavetta in provincia. Dall’apprendistato giornalistico alla scoperta di una professione

L’intervista di Alberto Reggiani
Latina Oggi, lunedì 5 ottobre 2026

Parole sue: tutto nasce dal cazzeggio. E siccome lui di parole ci vive, nelle forme in cui si esse umanamente si declinano, le prendiamo alla lettera. Lui è Giuseppe Baratta, 47enne latinense con origini privernati, un self made man della comunicazione che dal cazzeggio, per i puristi dal gioco, ha raggiunto vette professionali di notevoli proporzioni. Basta cliccare sul “gigantissimissimo” sito internet, che porta il suo nome, per comprendere come sia diventato, dopo trent’anni di lavoro, impegno e sacrifici, un vero brand in carne e ossa nel campo dell’intrattenimento e delle performances legate ad eventi sportivi. E non solo.

Nella scheda di presentazione sono sintetizzate le sue qualifiche: cronista, speaker internazionale, master of ceremonies e media strategist. Un ordine sparso che serve anche a sublimare la sua poliedricità e la sua propensione al timing giornalistico. Con un elemento che le sovrasta tutte, la brillantezza, specie quella espressa per via orale. La sua voce, il suo timbro, la sua esperienza nel gestirne l’enfasi e la misura lo hanno “consigliato” alle più grandi platee sportive dello stivale, eventi con migliaia di persone e personaggi illustri in campo e sugli spalti.

Ma abbiamo corso troppo, la storia di Giuseppe Baratta va centellinata, raccontata passo dopo passo perché la sua ascesa professionale coincide con i profondi cambiamenti che gli ultimi trent’anni hanno registrato nel campo della comunicazione, dall’avvento di internet alla fenomenologia digitale.

Il punto fermo però è fortunatamente legato allo scibile umano, la passione, vero ed autentico motore di ogni attività e di ogni successo. Poi c’è tutto il resto, la perseveranza, lo spirito di sacrificio, l’abilità nel diversificare il proprio lavoro, la capacità di andare avanti e vedere spiragli positivi anche nei momenti difficili, frequenti per chi scommette su se stesso e non ha garanzie e stabilità. In più ci sono le amicizie giuste, le occasioni da prendere al volo, i treni che passano e non si fermano. Insomma tante cose tutte insieme.

Ma iniziamo con la passione, quella per la narrativa sportiva. Il piccolo Giuseppe da ragazzino ha un microfono immaginario in mano.

Già alle scuole medie, durante le partite di calcio e pallavolo giocate a scuola mi divertivo a fare la telecronaca mentre la partita era ancora in corso. Raccontavo le azioni, commentavo quello che succedeva, trasformando una semplice partita tra compagni in un evento da raccontare.

Oltre al microfono, spunta anche una penna.

Si coltivavo anche la mia passione giornalistica. Avevo sì e no 16 anni e giocavo a calcio nell’Agora Santa Rita e mi divertivo a scrivere su un giornalino che si chiamava Agora INForma. Mi occupavo di fare le cronache delle partite insieme ai miei compagni di squadra.

Poi dal campo e dai banchi di scuola, arriva una prima redazione…

Si nel 1998 grazie al mio allenatore dell’epoca Marco Tosarello ebbi l’occasione di fare una delle esperienze formative più divertenti ad Anteprima sport, un settimanale che considero una vera palestra professionale e dove ho fatto la mia prima vita di redazione. Grazie a quell’esperienza ho preso anche il tesserino da giornalista e ho cominciato ad intravedere la possibilità concreta di lavorare in questo ambito. Da lì per 25 anni collaboro con il Messaggero, per tenere viva questa mia passione.

In questi primi anni conosci Alessandro Allocca, il tuo primo vero partner professionale, oggi affermatissimo giornalista, blogger e docente di comunicazione traslocato a Londra, da dove collabora con testate come Repubblica e RDS.

Alessandro è stato ed è ancora il mio primo riferimento. Con lui avevo anche fondato una società di comunicazioni, con lui si può dire ho cominciato la mia attività di speakeraggio, con lui mi sono alternato tante volte nella presentazione degli eventi. Quando abbiamo iniziato erano gli albori di Internet e delle connessioni virtuali, abbiamo scoperto tutto insieme e ci siamo avvicendati tante volte. Abbiamo anche fatto delle cose clamorose, come la prima diretta in streaming per un evento astronomico, un’eclisse di sole, per la quale facemmo un collegamento con Radio 24. Una cosa fuori dal normale in quei tempi.

Lui però ad un certo punto prende un aereo e vola nel Regno Unito.

Sì, lui ha fatto la cosa giusta e ha deciso di scommettere su una cosa non certo facile. Una cosa che avrei voluto fare anche io, ma problemi personali non me lo hanno permesso. Certo posso dire che sono contentissimo per lui, ci sentiamo continuamente e ci spalleggiamo sempre.

Torniamo a te, in Italia riesci a ritagliarti sempre più spazio, nonostante porte che si aprono e altre che si chiudono. Diventi tu stesso meglio è comunque con un microfono in mano e con la tua verve da performer.

La mia esperienza al microfono comincia alla fine degli anni Novanta con l’Inge Kallen, grazie anche al supporto di Stefano Gori che crede in me proprio per sostituire Alessandro, e prosegue per diversi anni, fino al 2013 circa. Questa lunga fase la considero fondamentale perché imparo a gestire pubblico, tempi, imprevisti e atmosfera di una manifestazione. In più inizio a creare il mio stile e il mio linguaggio, copiando un po’ i cronisti sudamericani, per cominciare a far partecipare anche il pubblico. Contemporaneamente nel 2006 arriva il beach volley nella piazza di Sabaudia, esperienza che prosegue per molti anni e che rappresenta un altro passaggio fondamentale nella mia crescita come speaker.

Ti fai largo in questo mondo assimilando il concetto che il tuo lavoro è portare la gente dalle tribune al campo.

Questa cosa me la diceva anche il caro professore Gabriele Viscomi, di fare il possibile per portare sempre più famiglie al palazzetto. Per me lo speaker non deve limitarsi ad annunciare ciò che succede. Deve cercare di trasformare il pubblico da spettatore a protagonista dell’evento. Interazione, musica, giochi, coinvolgimento, racconto e capacità di creare atmosfera sono strumenti per raggiungere questo obiettivo. Vedo lo speaker come un ponte tra ciò che succede in campo e ciò che vive il pubblico sugli spalti.

Quando parli di pubblico, non escludi nessuno, neanche quello titolato e illustre. Va raccontato quando hai convinto il presidente Mattarella a fare la ola…

Era il 2018 all’apertura dei campionati del mondo di pallavolo, prima della partita inaugurale con il Giappone, trasmessa da Rai 2 in mondovisione. Potete immaginare la tensione e l’emozione. Coinvolgo il pubblico a partecipare alla ola e tra il delirio generale mi accorgo che anche il nostro presidente si era alzato per lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera. Un momento memorabile.

Siamo già arrivati al clou, ma in realtà il tuo curriculum come speaker è lunghissimo e parecchio titolato.

Ho iniziato prestissimo con beach volley e pallavolo indoor prima con il Sabaudia in Serie B femminile con la Caffè Circi e poi con l’esperienza ai massimi livelli. Con la pallavolo, ma anche con il Beach Volley e il Beach Tennis, ho avuto le maggiori chances e le maggiori soddisfazioni. Tra questa sicuramente quella di essere lo speaker ufficiali in sette campionati del mondo dal 2014 ad oggi in varie discipline. Ho presenziato ai Campionati del Mondo FIVB di pallavolo, ai Campionati del Mondo FIVB di Beach Volleyball, ai Campionati Mondiali ITF di Beach Tennis. Ho partecipato anche a grandi manifestazioni internazionali, tra cui il torneo di pallavolo all’Universiade di Napoli 2019, il beach volleyball ai Giochi del Mediterraneo di Pescara 2015 e il torneo di pallamano ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, e World Tour Finals di beach volleyball 2019 e 2021. In più ho fatto le finali europee più importanti della pallavolo per club, la finale di CEV Champions League 2017, la finale di CEV Cup 2013 e quella di CEV Challenge Cup 2014. Senza dimenticare che per 16 stagioni consecutive sono stato la voce della Superlega di pallavolo. Dopo Latina e Cisterna le esperienze con Allianz Milano, Sir Susa Vim Perugia e Savino Del Bene Volley, continuo a collaborare come speaker in eventi di vertice, incluse le squadre nazionali di pallavolo, pallamano e la Serie A1 di pallamano e la Serie A di futsal.

Nonostante tutti questi prestigiosi traguardi ad un certo punto anche il solo microfono ha iniziato a starti stretto. E sei passato alla produzione.

Negli ultimi anni il mio ruolo si è ulteriormente evoluto. Non solo attività al microfono, ma anche lavoro dietro le quinte nei grandi eventi: produzione gestione dello show calling, coordinamento dei momenti di intrattenimento gestione delle scalette e dei tempi costruzione della narrazione dell’evento Un esempio recente è EuroVolley Napoli, Italia-Svezia in Piazza del Plebiscito, dove ho lavorato come Event & Show Producer e Show Caller. Un’esperienza che rappresenta bene l’evoluzione del mio percorso: dalla persona che racconta l’evento al pubblico alla persona che contribuisce a costruirlo e coordinarlo.

Ma c’è un filo conduttore che unisce tutta la tua attività.

Il filo conduttore è sempre stato la comunicazione. Dalla «telecronaca» improvvisata durante le partite a scuola, al giornalismo, passando per il microfono e arrivando oggi anche alla produzione degli eventi. Il giornalismo mi ha dato gli strumenti per raccontare, fare domande, cercare le notizie e capire cosa interessa alle persone. Lo speakeraggio mi ha insegnato a leggere il pubblico, gestire l’imprevisto e creare emozione. La produzione mi permette oggi di mettere insieme tutte queste competenze. L’obiettivo resta però lo stesso di quando tutto è cominciato: raccontare lo sport e fare in modo che chi lo guarda non si senta semplicemente spettatore, ma parte dell’evento.

In mezzo a tanti eventi e a tanta responsabilità ti è mai capitato un momento di imbarazzo o di difficoltà, insomma qualche grosso inconveniente?

Si certamente qualche inconveniente si ha niente di clamoroso. In realtà io ho sempre un grosso incubo, che fortunatamente non si è mai verificato, quello di dimenticarmi le formazioni titolari prima dell’inizio delle partite. Forse è proprio per questo, che non mi è mai capitato, vivere con questo timore ha esorcizzato il rischio.

C’è qualcun altro al quale ci tenevi e che vorresti ricordare e ringraziare in chiusura.

Si ho parlato di Alessandro Allocca, della redazione di Anteprima, di Stefano Gori, di tutte queste persone che mi hanno aiutato ma l’ultimo pensiero lo vorrei riservare a Rita Calicchia, con la quale ho lavorato in Comune per un anno e mezzo. Lei è stata quella che mi ha dato la vera e propria “raddrizzata” che mi ha disciplinato e inculcato la serietà del lavoro. La ringrazierò per sempre.

Dalla telecronaca allo spettacolo

Giuseppe Baratta, 47 anni, latinense con origini privernati, racconta un percorso professionale nato quasi per gioco e cresciuto in trent’anni tra giornalismo, speakeraggio e grandi eventi sportivi. La passione per la cronaca nasce da ragazzo, con le telecronache improvvisate durante le partite a scuola, e prosegue con le prime esperienze giornalistiche e in redazione. Dal microfono arriva la svolta: Baratta diventa speaker di importanti manifestazioni nazionali e internazionali, fino a essere voce ufficiale di sette campionati del mondo e per 16 stagioni consecutive della Superlega di pallavolo.

Comunicazione, il filo conduttore

Negli ultimi anni il suo ruolo si è ulteriormente evoluto: non solo voce degli eventi, ma anche Event & Show Producer e Show Caller, occupandosi della costruzione e gestione dello spettacolo. Un percorso che Baratta riassume attraverso un unico filo conduttore: la comunicazione.

«L’obiettivo resta quello di raccontare lo sport e fare in modo che chi lo guarda non si senta semplicemente spettatore, ma parte dell’evento».

Frasi in evidenza nelle due pagine

Platee nazionali ma pubblico nelle sue mani quando fece fare la ola a Mattarella

La voce, il ritmo, il pubblico. E dopo anni al microfono il nuovo ruolo in produzione

La guida di Tosarello e la palestra ad Anteprima. “Ma chi mi ha cambiato è stata Rita Calicchia”

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