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Dal torneo di Latina ai grandi eventi: che cosa ha lasciato l’Inge Kallen

Copertina dell'archivio storico di Giuseppe Baratta, collage con ritratto, pubblico sportivo, Macintosh d'epoca, iPhone, giornale e microfono

Quando nel 2012 si conclude l’esperienza di Giuseppe Baratta all’Inge Kallen, il bilancio non si misura soltanto in partite presentate o serate trascorse dietro al mixer. Dal 1998 quel campo di Latina è stato un luogo nel quale sperimentare, capire gli errori e costruire un rapporto diretto con il pubblico.

All’inizio Baratta si occupava soprattutto di presentazioni e musica. Con il tempo sono arrivati i commenti legati al gioco, i soprannomi dei calciatori, l’attenzione alle reazioni degli spettatori. Parallelamente sono cresciute l’attività giornalistica, le cronache inviate ai quotidiani locali e la gestione degli aggiornamenti sul sito del torneo.

La lezione più importante, però, riguarda la misura. Non ogni azione richiede un intervento al microfono e non ogni pausa deve essere riempita dalla musica. Uno speaker può rendere più coinvolgente un evento senza sottrarre attenzione ai suoi protagonisti.

Baratta riconosce in quell’esperienza alcune delle basi del lavoro che svolge ancora oggi: osservare prima di parlare, adattare il tono al momento, cercare un rapporto autentico con il pubblico e rispettare chi è in campo. L’Inge Kallen è stato, in questo senso, molto più di un incarico estivo.

Per il quadro generale dell’esperienza, leggi Giuseppe Baratta e i quattordici anni all’Inge Kallen.

Archivio storico Giuseppe Baratta.

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